Esperienze, competenze e nuove sinergie per valorizzare il ruolo delle donne e sostenere la crescita del comparto agricolo
Ragalna, 11 luglio 2026
C’era qualcosa di speciale nell’aria sabato 11 luglio 2026 al Palmento Arena di Ragalna. Non solo la brezza dell’Etna e il profumo della terra lavica, ma qualcosa di più difficile da descrivere: la sensazione concreta che le cose stessero cambiando, che le parole dette in quella sala avessero un peso reale. Per la seconda volta, il Collegio degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati di Catania, insieme al Comune di Ragalna, ha dato vita a “L’Agricoltura parla Donna” — e questa volta si è capito che l’evento è destinato a crescere.
In platea e sul palco, donne che lavorano la terra, che guidano aziende, che studiano in laboratorio, che insegnano all’università, che trattano con i mercati europei. Professioniste con storie diverse, ma con un denominatore comune: la passione per un settore che le ha scelte, o che loro hanno scelto, spesso controcorrente.
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti del sindaco di Ragalna Antonino Caruso, del presidente del Collegio degli Agrotecnici di Catania Giuseppe Faraci e del vicepresidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati Giuseppe Strano.
Giuseppe Faraci, che ha ideato l’evento, non ha usato giri di parole: la donna in agricoltura non è più una presenza di supporto — è una protagonista. Imprenditrice, libera professionista, ricercatrice, docente, tecnica, enologa, responsabile della qualità e della comunicazione. Un percorso evolutivo che Faraci considera una risorsa preziosa per il futuro del comparto, non solo una questione di equità. Ha ricordato anche il lavoro quotidiano del Collegio nel costruire reti con le realtà associative, professionali e pubbliche del territorio: non accordi di facciata, ma collaborazioni concrete che aiutano chi lavora ogni giorno nei campi e negli uffici a restare aggiornato e competitivo.
Giuseppe Strano ha portato una riflessione più ampia. Il 2026, ha ricordato, è l’anno del quarantennale del Collegio Nazionale: quarant’anni in cui la professione dell’agrotecnico si è reinventata più volte. Oggi un agrotecnico non si occupa solo di colture e raccolti — lavora sulla tutela del paesaggio, sulla gestione delle risorse idriche, sulla sicurezza alimentare, sull’innovazione tecnologica, sulla valorizzazione dei territori. Una professione che guarda avanti e che ha bisogno, per farlo bene, di restare in dialogo aperto con università, imprese, istituzioni e centri di ricerca.
«Questa è la missione de “L’Agricoltura parla Donna” ha detto Strano: «offrire alle protagoniste del settore uno spazio nel quale raccontare le proprie esperienze e costruire sinergie concrete, utili non soltanto alle singole realtà coinvolte, ma all’intero sistema agricolo e agroalimentare».
A dare i numeri — quelli veri, quelli che fanno riflettere — è stata la consigliera nazionale Anita Mallozzi. Le donne iscritte alla categoria degli agrotecnici sono sempre di più, e circa il 30% delle nuove domande di abilitazione professionale arriva da donne. Non è un dato simbolico: è il segnale che una professione moderna e multidisciplinare sa attirare le nuove generazioni, indipendentemente dal genere.
Lo stesso racconto lo ha fatto, dal lato delle imprese, il presidente di Confagricoltura Catania, agr. Giosuè Arcoria. Le aziende agricole a conduzione femminile crescono, non solo in numero ma in qualità della gestione. Le donne portano nelle imprese capacità organizzative, attenzione al dettaglio, visione di lungo periodo — competenze che stanno modernizzando il comparto dall’interno.
Maria Rita Vitaliti, assessora del Comune di Ragalna e presidente provinciale delle Città dell’Olio, ha portato la voce del territorio: le produzioni locali come identità, le donne come motore dello sviluppo nelle comunità rurali.
Poi è stato il turno del mondo accademico e della ricerca — voci che all’agricoltura non si associano sempre immediatamente, ma che ne sono parte essenziale. Le professoresse Agata Matarazzo (Dipartimento di Economia e Impresa) e Luisa Biondi (Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente) dell’Università di Catania hanno raccontato il contributo della ricerca universitaria. Dal CREA di Acireale, la dottoressa Paola Caruso porta avanti studi su olivicoltura, frutticoltura e agrumicoltura. Dal CNR di Catania. Donne che scelgono ogni giorno di stare nei laboratori, perché credono che la scienza serva davvero a chi lavora in campo.
Uno sguardo sull’Europa lo ha offerto l’agrotecnica Sharon Lo Presti, libera professionista e membro della rete Women in Farming della Commissione europea. Un racconto che ha allargato la prospettiva: quello che succede a Ragalna non è isolato — fa parte di un cambiamento che attraversa tutto il continente.
A dare vita e concretezza alla giornata sono state soprattutto le testimonianze delle imprenditrici. Carolina Auteri, communication manager de “Il Galletto società consortile agricola” di Palagonia; Patrizia Massimino, dell’Agriturismo Tenuta Giarretta di Motta Sant’Anastasia; Margherita Platania, enotecnica dell’azienda vitivinicola Feudo Cavaliere di Santa Maria di Licodia; Maria Carella, enologa delle Tenute Nicosia di Trecastagni.
E ancora: Rosita La Cava, responsabile della qualità del Caseificio La Cava di Randazzo; Emilia Arrabbito, direttrice di SVIMED; Valentina Ventura, dell’Azienda Agricola Olivicola Spartà di Biancavilla; Laura Di Pino, dell’Azienda Agricola Sorelle Di Pino di Belpasso. Storie diverse, territori diversi, ma tutte con qualcosa in comune: la scelta di non aspettare che le cose migliorassero da sole.
A guidare il filo della conversazione, con la bravura di chi sa ascoltare oltre che moderare, il giornalista Anthony Distefano. L’accoglienza degli ospiti è stata curata dall’agrotecnica Floriana Caldarera, consigliera del Collegio.
Quello che è emerso dal confronto non è solo un quadro ottimista. L’agricoltura siciliana — e non solo — si scontra ogni giorno con burocrazia asfissiante, difficoltà nel trovare manodopera, costi crescenti e un clima sempre più imprevedibile. L’acqua è diventata un problema urgente: le siccità si allungano, le piogge arrivano quando non servono e le reti irrigue non tengono il passo. Programmare le coltivazioni, in questo contesto, è diventato quasi un atto di fede.
Ma nessuna delle partecipanti ha parlato di resa. Al contrario — la convinzione condivisa era che puntare sulla qualità del prodotto, sull’organizzazione interna, sul radicamento nel territorio e sulla collaborazione tra attori diversi sia ancora la strada giusta. Non una strada facile, ma percorribile.
La seconda edizione di “L’Agricoltura parla Donna” ha chiuso i lavori confermando un’intuizione semplice ma importante: quando le persone si siedono insieme, condividono quello che sanno fare e costruiscono relazioni vere, il comparto ne esce più forte.
A chiudere la giornata, un momento conviviale curato dall’ARS, ente di formazione professionale, con gli allievi e gli operatori coinvolti nella preparazione. Le materie prime sono state fornite da aziende dell’Associazione Mercati Contadini Siciliani, da agriturismi associati ad Agriturist Sicilia e da altre realtà agroalimentari del territorio. Un gesto coerente con lo spirito dell’evento: anche a tavola, la Sicilia che produce, che forma e che collabora.
Un’agricoltura che sa chi è, sa cosa affronta — e non smette di crescere.







